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L’”Elioforo” nasce nel quadro del progetto di allestimento dell’Antiquarium di Pompei che prevede di dedicare le quattro sale dell’avancorpo, ricavate nelle due ali adiacenti all’atrio, ad esposizione permanente di frammenti, manufatti, calchi. L’intendimento è quello di creare un legame diretto tra ambiente esterno ed interno in un’esperienza di unità che rinvia a quella ormai perduta tra il frammento e il suo contesto. Queste le premesse dell’ideazione dell’Elioforo, macchina di luce che si basa essenzialmente sul principio dell’eliostato, destinata a guidare la luce solare sui reperti isolandone via via il dettaglio più minuto o la materia stessa o la pennellata in una visione alternativa ma complementare a quella che il percorso degli scavi archeologici propone su scala urbana.

Il fondamento poetico di quest’installazione risiede essenzialmente in un uso non neutrale della luce la quale nell’avvicendarsi delle ore propone diverse chiavi di osservazione e lettura dei reperti utilizzando l’accentuazione o la penombra come elementi di un linguaggio d’associazione, raffronto, prospezione immaginaria. 

La luce del giorno, attraverso tale dispositivo conserva appieno le caratteristiche di tonalità proprie a ciascuna ora del giorno, dal rosa tenue dell’alba attraverso il bianco radiante del mezzogiorno via via fino al rosso acceso del tramonto.

In sintesi il principio su cui si basa l’installazione può essere così descritto:

uno specchio semovente, grazie ad uno speciale software astronomico che varia costantemente il suo assetto secondo l’orbita solare nel corso delle giornate e delle stagioni proietta il suo riflesso reso statico su un secondo specchio disposto a 45° rispetto ad esso. Di qui il fascio di luce penetra verticalmente nella sala sottostante

passando attraverso ad una serie di diaframmi ad iride che costituiscono una calibratura di altrettanti raggi luminosi.

Ciascuno di essi incontra a questo punto uno specchio (3a riflessione) da cui il raggio può  essere puntato direttamente a destinazione, o, nei casi più complessi ad un ultimo specchio che perfeziona il puntamento.

Altro elemento importante del sistema è costituito dal fatto che ogni specchio ha diverse caratteristiche superficiali al suo centro rispetto alla sua zona periferica: mentre al centro la riflessione è direzionale, man mano che il fascio di luce incontra zone più esterne dello specchio la riflessione si apre in un fascio più ampio e diffuso.

L’Elioforo è costituito da un sistema di quattro eliostati collocati due a due nei lucernari delle sale a sinistra e a destra dell’atrio.

Penetrando verticalmente dal lucernario il fascio di luce principale viene suddiviso e compie orizzontalmente il primo tratto interno alla sala, fino a raggiungere gli specchi di puntamento.

Dove si concentrano i raggi diretti del sole provenienti dallo specchio mobile , si trova una batteria di 9 diaframmi ad iride governati da altrettanti servomotori che obbediscono ad una programmazione precisa che determina una sorta di regia della visione.

Nello studio dell'artista è in funzione un prototipo dell'Elioforo che a tutte le ore del giorno porta la luce all'interno.

Un raggio di sole, partendo dalla torretta esterna su cui è collocato l'eliostato, punta una finestra e quindi raggiunge uno specchio a settori da cui viene distribuito secondo le diverse necessità.